la lezione di pedro

La lezione di Pedro

A Malta c’è un negozio particolare. Più che il suo proprietario, il signor Dominic Anastasi parla e lavora come se fosse il custode di una fortezza che si può visitare, ma non espugnare. Dominic è il custode geloso del suo tesoro nell’isola in mezzo al Mediterraneo, dove nei fine settimana del mese di aprile centinaia di appassionati si radunano per le strade al grido – onnipresente in tutte le lingue – “ce l’ho, mi manca”.

Da cinquant’anni, Dominic è il protagonista indiscusso di quella caccia, in quanto conosce e distribuisce le figurine dei calciatori Panini meglio di chiunque altro.

Dominic non è più un bambino da troppi anni, ma ha cominciato a collezionare e spacciare volti di giocatori famosi nel negozio di scarpe dei suoi genitori a La Valletta. Quando era davvero un ragazzino.

Da allora il mondo non ha smesso di girare un solo istante e forse ha addirittura accelerato: Effettivamente, si è globalizzato, rendendo possibile ogni sorta di richiesta, ogni tipo di contatto, ogni genere di notizia.

“ Ricevo Centinaia di richieste per figurine mancanti ogni giorno, specie quando ci sono i Mondiali – dichiara, prima di chiosare – nel magazzino entriamo solo io e l’uomo che lavora per me”

Dominic non batte ciglio quando racconta che Maradona resta una delle figurine più costose. Non si scompone nemmeno nel momento in cui dichiara che le figurine del Mondiale giocato in Messico nel 1970 restano incedibili, perché legate ai suoi ricordi più di altre.

La sua memoria storica si fonde con quella che tocca le corde più intime e strette della sua vita personale: l’amicizia con i fratelli Panini, ben salda, è testimoniata dalle visite reciproche frequenti e dalla loro partecipazione al suo matrimonio.

Il mondo ha accelerato per davvero e siamo giunti al 2018: questo è l’anno del Mondiale russo – leggi anche nell’immenso cortile di Vladimir Putin – ma se volessimo trasferirci dall’altra parte del Mondo, potremmo farlo in un baleno.

Nella periferia di Rio de Janeiro vive Pedro, bambino di otto anni. La sua potrebbe essere l’ennesima – pur sempre intensa – storia di un bambino brasiliano che sopravvive a dure condizioni di vita grazie all’amore per il calcio. Ma questa volta  manca il classico binomio bimbo brasiliano – enfant prodige. Non è storia, questa, di pallone che si schianta contro i muri nei vicoli stretti e angusti delle favelas.

Più che al calcio giocato, il sogno di Pedro è legato all’amore per il calcio che si sfoglia. Se entrasse nel negozio di Dominic Pedro resterebbe senza fiato. Ma le precarie condizioni di famiglia non rendono impossibile soltanto questo viaggio nel cuore del Mediterraneo: per lui resta impraticabile  anche la breve via verso l’edicola più vicina.

Nonostante questo, Pedro non è rimasto in panchina: non avendo i soldi per acquistare le figurine Panini, ha deciso di passare al contrattacco: ha preso un quaderno, ha appuntato matite e colori e si è messo all’opera.

Grazie al suo lavoro Pedro è riuscito a riprodurre ben 126 giocatori su 628. La sua rosa non è sufficiente, ma gli ha permesso di segnare un gol che sembrava non arrivare mai: venuta a conoscenza della sua storia, Panini ha twittato la decisione di fare una sorpresa al piccolo aficionado, non solo con l’invio omaggio di un album completo, ma anche attraverso la decisione di dedicare una pagina completamente a lui.

Una concessione che ha il sapore della consolazione: i beniamini di Pedro, i membri della sua nazionale verdeoro in questo 2018 globalizzato anche sul rettangolo di gioco, hanno ricevuto una lezione di calcio – e in qualche caso, di pura eleganza – da giocatori come Hazard, Lukaku e De Bruyne.

Ma la batosta nei quarti di finale subita contro il Belgio multilingue, non deve oscurare la lezione che un bambino di otto anni dà al resto del mondo: quella di non banalizzare mai un amore mai sopito. Di non dare per scontati quei gesti che rendono possibile il raggiungimento di un traguardo da tutti noi agognato.

Quando hai quell’ album in mano, attacchi, stacchi, baratti, scambi nei mercatini o con gli amici figurine che potresti definire anche immagini plastificate – in formato mezzobusto – da 49X65mm. Però non osi: te lo impedisce il rituale, te lo impediscono i ricordi, ti è impossibile perché il presente torna a farti rivivere lo spirito indomito del piccolo collezionista.

E’ quell’ amore che si ritrova e si rinnova spesso da adulti, quando tuo figlio o tuo nipote accendono il loro entusiasmo di fronte alla pagina che si completa o si spazientiscono quando di fronte ad una sola figurina mancante non è possibile centrare l’obiettivo.

Da adulto ho rivissuto quel mondo, fatto di piccole gioie e ansie temporanee, grazie a mio nipote che per mesi non si è fatto mancare l’occasione di ricordarmi di far visita all’edicola prima di ogni nostro incontro.

Una richiesta lecita, un desiderio per me, troppo facilmente esaudibile: ignoravo, in quei momenti, che mi sarei imbattuto un giorno nella storia di un bambino brasiliano che mi avrebbe dato una lezione, alla stregua di Bana, la bambina di  7 anni residente nella parte orientale di Aleppo – quella martoriata dai bombardamenti – che ha ricevuto in omaggio un ebook dell’intera collezione di Harry Potter, interpellando e arrivando direttamente al cuore della sua autrice J.K Rowling

La lezione di Pedro è una lezione che arriva fuori dal campo. Lontana dai riflettori, diversa da quella che Pelé e Gérson diedero al resto del mondo, in quella finale contro l’Italia di Gigi Riva e Roberto Boninsegna.

A proposito, era il Mondiale in Messico del 1970: né io né Pedro eravamo presenti, quell’anno lì, in quel mondiale che oggi si può rivivere su YouTube, ma anche sfogliando le pagine di un album che il signor Dominic, da La Valletta e da cinquant’anni, non ha intenzione di cedere tanto facilmente.

Categorie: Real Life, Riscopriamoli...

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