5.1.2 Intervista a Giorgio Giangiulio – The Style Storyteller

The Style Storyteller è un blog curato da Giorgio Giangiulio, un giovane ragazzo abruzzese di 27 anni appassionato di moda. In questo spazio online, egli racconta le sue esperienze, collaborazioni e viaggi riguardanti il mondo dell’abbigliamento maschile, legati ad uno stile classico, che si ispira all’eleganza del passato, reinterpretata in chiave moderna. Le pagine sui social media e il blog, sono inizialmente nati come un gioco: qui Giorgio condivideva i suoi outfit e pian piano si è reso conto dell’interesse e della curiosità delle persone rispetto al suo modo di vestire, con numerosi utenti che richiedevano anche consigli su come migliorare il proprio look. I followers crescevano e cominciavano anche le collaborazioni con brand di abbigliamento per uomo e la stesura dei primi articoli. La propria passione, cioè quella di comunicare la sua personale idea di moda e stile era diventata anche un lavoro. Giorgio ha da sempre amato vestire in modo elegante ed impeccabile, ispirandosi in primis a suo padre e in seguito ampliando il suo sguardo verso altre icone di stile dell’universo maschile come Gianni Agnelli. La giacca e la cravatta sono parte del suo Io, qualcosa di inscindibile. Grazie alla sua curiosità, al suo blog e alle numerose persone con cui entra in contatto e può confrontarsi, Giorgio cerca di conoscere e imparare sempre nuove cose sull’eleganza e l’abbigliamento maschile.

1.Riflessione sul cambiamento delle abitudini vestimentarie maschili e sull’uso della cravatta e da che periodo si sono verificati.

Il cambiamento riguardante non solo il modo di vestirsi, ma anche il concetto di buon gusto ed eleganza, c’è stato, ma purtroppo ha avuto un risvolto negativo, portando ad una “regressione” ed una perdita dei suddetti elementi. Se ciò che indossiamo è l’espressione pragmatica, non verbale di quello che siamo, e la cravatta può essere considerata uno degli elementi della punteggiatura, allora nel corso del tempo tale linguaggio è venuto a caratterizzarsi per mancanza di eleganza. Questa trasformazione è ben visibile anche da ciò che genera interesse e richiesta nelle persone. Se un tempo i modelli da seguire potevano essere personaggi come  Gianni Agnelli, ora sono magari i calciatori, per citarne uno, Mario Balotelli, di certo non rinomati per eleganza e buon gusto. Anche la maggioranza dei contenuti e delle figure proposte dai mezzi di comunicazione di massa sono cambiati rispetto al passato e mancano di ricercatezza. C’è stata un vera e propria trasformazione rispetto ai modelli e ai comportamenti sociali: ad esempio è raro vedere un ragazzo che va a teatro o guarda un film impegnato. Tutto ciò ha naturalmente avuto una ripercussione   anche sull’abbigliamento, che si è allontanato sempre più dai canoni dell’eleganza del passato, dove la camicia, la giacca e la cravatta erano essenziali. In precedenza, parlo della realtà abruzzese da cui provengo, dove prevaleva un lavoro agricolo, anche il contadino andava a farsi l’abito dal sarto. Questo veniva utilizzato per i giorni non lavorativi, le occasioni importanti e le cerimonie. Tale comportamento testimonia che tutti, seppur magari con poche possibilità economiche apprezzavano il “bel vestire” e apparire impeccabili. in quanto espressione della dignità dell’uomo. Il suddetto atteggiamento e l’importanza di vestirsi in giacca e cravatta, considerati sinonimi di buon gusto, agivano da livella sociale perché influenzavano e condizionavano tutti gli uomini. Il periodo di grande cambiamento culturale è avvenuto intorno agli anni ’80, con l’avvento del berlusconismo e dei nuovi modelli culturali portati avanti dalle reti televisive private. Le novità portate da quest’epoca non andavano e non vanno stigmatizzate, semplicemente non erano o sono da considerare come modelli a cui ispirarsi. I contenuti promossi erano leggeri e non troppo impegnativi, a tratti anche trash, agendo anche sull’atteggiamento e indirettamente anche sull’abbigliamento.

2.Com’è vista oggi la cravatta e com’era vista nel passato; L’utilizzo della cravatta è ormai destinato solo a poche occasioni?

Se prima degli anni ’80 la cravatta era ritenuta come un elemento imprescindibile del look maschile, oggigiorno, la considerazione nei confronti di tale accessorio è andata scemando. Tale cambiamento si  rafforzato negli anni ’90, grazie anche al contributo di diversi stilisti che hanno un po’ stravolto l’immagine di uomo. Il periodo più buio della cravatta è stato a metà anni ’90, fino ai primi anni del duemila, in cui molti erano gli articoli che sancivano la sua morte definitiva. Oggi la cravatta è vista secondo due prospettive. La prima è quella del “cappio al collo”, legata a coloro che devono portarla per forza perché magari costretti da un determinato dress code proprio dell’ambito lavorativo. Spesso tale obbligo porta gli uomini ad odiare la cravatta e ciò è visibile anche dal nodo, realizzato con poca cura. Il secondo punto di vista riguarda chi considera la cravatta un vezzo, un accento colorato, un piacere. Sicuramente fornire e veicolare immagini ad effetto che trasmettano eleganza e stile, attraverso i blog ed i social, può aiutare e far rifiorire l’interesse nei confronti di tale accessorio.

3.Il rapporto tra giovani e cravatta (nel passato e oggigiorno)

Contrariamente al passato, oggi molti giovani (25-30 anni) non apprezzano la cravatta e ciò è dovuto ad una diseducazione rispetto a quest’ambito. E’ stato proprio il cambiamento sociale e culturale, che ha avuto luogo negli anni ’80, ed ha portato ad una “casualizzazione” dell’abbigliamento, a mettere da parte questo accessorio e a confinarlo entro pochi ambiti, come ad esempio quello lavorativo. La cravatta viene spesso addirittura odiata, in quanto considerata dagli anticonformisti come simbolo di un determinato status sociale o modo di essere demonizzato: lo yuppies, il capitalista o il figlio di papà. Altri invece si stanno riavvicinando alla cravatta, magari riscoprendo l’eleganza e il buon gusto dell’abbigliamento maschile del passato, reinterpretato sempre in chiave moderna.

4.La cravatta è considerata un accessorio moda o un elemento classico?

Questo dipende molto dalla concezione che si ha della cravatta. Si può dire che oggigiorno c’è una diffusa ignoranza riguardo alla cultura del vestire bene, andata a perdersi nel corso del tempo. Gli stilisti che presentano ad ogni stagione nuovi capi ed accessori, non fanno altro che proporre abiti sulla base di quello che è richiesto ed è il sentire comune delle persone. Da questo punto di vista la cravatta può essere ritenuta un accessorio moda da quelle persone che acquistano le tipologie proposte dai brand nelle sfilate. Coloro che invece hanno una base di buon gusto e un minimo di cultura del “ben vestire” scelgono gli abiti e le loro cravatte indipendentemente dalla moda e dai marchi.

5.Che importanza ha per lei la cravatta?

La cravatta è uno degli elementi cardine del mio modo di vestire, praticamente imprescindibile dai miei look. Per me più che un semplice accessorio, è un piacere: amo toccare le stoffe, osservare e scegliere le fantasie, anche le più estrose, perdere tempo davanti allo specchio provando differenti nodi e a facendo uscire la piccola piega proprio sotto il nodo. Del resto, fin da piccolo ho sempre avuto una grande passione per uno stile maschile elegante ed impeccabile, di cui la cravatta era una parte fondamentale. Spesso invece di comprare cravatte nuove, mi piace andare a cercare nei mercatini o in negozi vintage, cravatte antiche, che hanno un tessuto e una costruzione migliore rispetto a quelle odierne, non solo da un punto di vista estetico, ma anche qualitativo. Quando devo scegliere un outfit, in particolar modo una cravatta, sono ispirato non solo da personaggi noti per la loro eleganza, come Gianni Agnelli o il Duca di Windsor, ma anche dalle persone che vedo per strada e che mi colpiscono per la loro eleganza.

6.Le differenze tra le varie fasce d’età nella concezione e nell’uso della cravatta. Qual è la fascia d’età di uomini che utilizza maggiormente la cravatta?

Non c’è una fascia d’età che utilizza maggiormente la cravatta, il panorama è abbastanza variegato. C’è però da dire che gli uomini più eleganti ed impeccabili, che usano anche maggiormente la cravatta, sono quelli più in avanti con l’età (dai 60 anni in su). Ciò è probabilmente dovuto alla loro concezione dell’eleganza e del buongusto in tema di vestiario, legata ancora al passato, dove la giacca e la cravatta erano essenziali per apparire al meglio. Inoltre hanno indubbiamente una maggiore esperienza e conoscenza nell’ambito dell’abbigliamento maschile. Per quanto riguarda gli uomini intorno ai 50 anni, l’uso della cravatta dipende da molte variabili, ad esempio ci sono dei liberi professionisti come avvocati, o commercialisti, che seppure costretti dal lavoro svolto a portare la cravatta, la annodano male o non sanno abbinarla. A questo punto è meglio non indossarla, visto che non si annoda e porta  in maniera appropriata. Per quanto riguarda i giovani (25-30 anni), si può affermare che gli appassionati delle cravatte sono davvero pochi, si viene subito classificati come “vecchi”. I ragazzi solitamente indossano cravatte molto strette e scure, in poche occasioni, come ad esempio la laurea, oppure indossano il papillon, che viene indossato per dare un tocco estroso al look, nonostante magari non si sappia abbinare.

7.Che cosa spinge all’uso della cravatta?

Da una parte l’obbligo, legato al dover indossare la cravatta forzatamente in determinate occasioni come quelle lavorative o cerimoniali. Dall’altra c’è il piacere, per cui la cravatta è un vezzo. Non è detto che la cravatta debba essere indossata tutti i giorni, in quanto molti, magari hanno un lavoro che non permette di metterla sempre, ma si può avere comunque cura e attenzione nell’indossarla.

8.Qual è la tipologia di cravatta più diffusa (modello, colore, fantasia)? Ci sono delle differenze per fascia d’età e occasione d’uso?

I modelli che sono più utilizzati, proprio perché considerati dei passepartout e più facilmente abbinabili, sono sicuramente le micro fantasie e la tinta unita. E’ difficile dire se ci sono differenze tra varie fasce d’età, sulla base delle tipologie, in quanto può esserci un signore di cinquant’anni che indossa sempre la micro fantasie, perché poco esperto, come un ventenne molto appassionato del tema, che indossa una cravatta estremamente ricercata. E’ sbagliato relegare varie tipologie di cravatte a determinate occasioni d’uso, infatti a parte poche regole basilari, è bene essere liberi ed avere la capacità di esprimere se stessi, in quanto alla fine la cravatta può essere considerata come estensione del proprio stato d’animo. Le regole possono essere infrante, ma con cognizione e buon gusto.

9.Legame tra la cravatta e l’ambito lavorativo. Il fenomeno del casual wear.

Il casual wear ha allentato sicuramente le rigide regole presenti in ambito lavorativo. Non è essenziale indossare la cravatta, l’importante è che se lo si fa, è bene farlo con una certa cura, altrimenti è meglio rinunciare. Nel creare un’alternativa all’abito lavorativo formale è bene farlo con determinati criteri, altrimenti è preferibile continuare ad indossare il completo con giacca e cravatta. Sicuramente se mi dovessi recare in banca e scegliere a chi dovermi rivolgere tra un impiegato senza cravatta e uno che la indossa, opterei per quest’ultimo. La cravatta infatti trasmette una maggiore autorevolezza. L’abbigliamento è un biglietto da visita.

10.Quanto spazio è destinato alla cravatta nei giornali di moda maschile?

Raramente si trovano pubblicità solo di cravatte. Di solito è più probabile vederle all’interno di una pubblicità di abbigliamento maschile,ma senza che spicchino particolarmente rispetto agli altri capi di vestiario. A livello di articoli scritti sulla cravatta sono molto pochi, solitamente se ne parla per dire che è sul viale del tramonto. Tra le riviste più note per appassionati di stile maschile, che ha, nell’ultimo numero, scritto un ampio articolo sulla cravatta, c’è “Arbiter”.

Università IULM di Milano

Corso di Laurea Magistrale in Marketing, Consumi e Comunicazione

Relatore Prof. Daniele Tirelli

Tesi di Gisella Fasone

Written by giorgiogiangiulio